La natura, gli antenati e il passaggio tra i mondi
Lo sciamanesimo celtico è essenzialmente un modo di vedere la realtà e, nello stesso tempo, un modo di agire all’interno di questa visione.
Cernunnos
Nella spiritualità celtica, il mondo materiale e l’Altro Mondo non erano realtà completamente separate, ma dimensioni intimamente connesse. Il passaggio dall’una all’altra poteva avvenire attraverso una trasformazione o una trasposizione della coscienza, che permetteva di entrare in relazione con esseri, presenze e forme appartenenti a una realtà normalmente invisibile.
Un riferimento importante per questa lettura è il lavoro di Tom Cowan, che nel libro Il fuoco nella testa ha interpretato miti, racconti, poesie e antiche narrazioni celtiche alla luce dell’esperienza sciamanica.
Il viaggio e il cambiamento di forma
Nei racconti e nei canti celtici ricorre frequentemente il tema della trasformazione. Il poeta, il druido o l’eroe possono assumere le sembianze di animali, uccelli, alberi, piante, rocce e altri esseri.
Queste trasformazioni non devono essere intese soltanto come mutamenti esteriori. Possono esprimere la capacità di trasferire la propria coscienza nella forma e nella percezione di un altro essere, entrando temporaneamente nel suo modo di sentire e di conoscere.
L’essere umano non è quindi separato dalle altre forme della vita. Animali, piante, alberi, pietre e luoghi partecipano allo stesso tessuto dell’esistenza e possono diventare portatori di conoscenza e di potere.
Anche il simbolismo della testa, molto presente nel mondo celtico, può essere collegato alla coscienza, all’identità, alla forza vitale e alla possibilità di entrare in relazione con differenti forme dell’essere.
La natura come luogo sacro
Per i Celti, il sacro non era necessariamente racchiuso in edifici costruiti dall’uomo.
Boschi, radure, alberi, sorgenti, fiumi e particolari conformazioni del territorio potevano essere luoghi di contatto con il mondo spirituale. Era la natura stessa a manifestare la qualità sacra di un luogo.
Entrare in un bosco, sostare presso una sorgente o rivolgersi a un albero poteva significare avvicinarsi agli spiriti della natura, agli antenati o alle presenze legate a quel territorio.
La relazione con la natura non era quindi soltanto simbolica. La terra era una realtà viva, attraversata da forze, memorie e presenze con le quali l’essere umano poteva stabilire un rapporto.
Gli antenati e la comunità
Accanto alla sacralità della natura, nel mondo celtico era molto importante la relazione con gli antenati.
Gli antenati non erano necessariamente considerati spiriti lontani o completamente separati dalla vita terrena. Rimanevano collegati alla famiglia, al clan e alla comunità, continuando a esercitare la propria influenza e il proprio potere.
Il rapporto con loro poteva offrire protezione, conoscenza e continuità, ma richiedeva anche rispetto. La comunità dei viventi e quella dei morti appartenevano a una stessa rete di relazioni.
Il potere della parola
Nelle tradizioni celtiche, la parola possedeva un potere reale.
Poeti, cantori, druidi e narratori non utilizzavano il linguaggio soltanto per descrivere il mondo. Attraverso la parola potevano guarire, benedire, evocare, modificare le relazioni o colpire un avversario.
Il canto, la poesia e il racconto erano strumenti di conoscenza e trasformazione. La parola pronunciata con intenzione metteva in movimento una forza e poteva creare effetti nella vita della persona e della comunità.
Il “fuoco nella testa” richiamato da Tom Cowan rappresenta la qualità visionaria e ispirata dalla quale può nascere una parola capace di collegare i diversi mondi.
Il Cerchio della Vita
Nella visione celtica, tutte le forme create partecipano allo stesso Cerchio della Vita.
Persone, animali, piante, alberi, rocce, antenati e presenze spirituali non esistono come realtà isolate, ma appartengono a una rete nella quale vita, potere e coscienza possono circolare e trasformarsi.
Le immagini delle trecce e dei nodi intrecciati, nei quali non è sempre possibile distinguere un inizio e una fine, esprimono questa continuità e il legame tra le diverse forme dell’esistenza.
Il cambiamento di forma, il viaggio nell’Altro Mondo e la relazione con gli antenati diventano così differenti espressioni di una stessa visione: ogni essere partecipa alla vita degli altri e tutto ciò che esiste è unito da relazioni visibili e invisibili.
Druidi e sciamanesimo
I druidi erano figure religiose, sapienti, poeti, indovini, guaritori e custodi della memoria e delle leggi delle comunità celtiche.
Non possediamo una documentazione sufficiente per identificare semplicemente il druido con lo sciamano. Tuttavia, nelle loro funzioni e nei racconti legati al mondo celtico si possono riconoscere elementi affini all’esperienza sciamanica: il rapporto con l’Altro Mondo, la trasformazione della coscienza, la divinazione, la guarigione, il potere della parola e la relazione con le forze della natura.
Questi elementi possono essere compresi anche alla luce di ciò che intendiamo per sciamanesimo , inteso come esperienza diretta della dimensione spirituale e relazione con realtà normalmente invisibili.
Oggi l’espressione sciamanesimo celtico indica soprattutto una lettura e una pratica contemporanee che ricercano questi elementi nei miti, nelle tradizioni popolari, nell’archeologia e nella spiritualità delle antiche culture celtiche.
Questa lettura è distinta dal Core Shamanism , un approccio contemporaneo fondato sugli elementi comuni e ricorrenti presenti in differenti tradizioni sciamaniche.
Il territorio del Centro Studi
Il Centro Studi per lo Sciamanesimo ha sede in un territorio archeologico dell’Età del Ferro abitato dai Paleoveneti .
I Veneti antichi appartenevano a una cultura propria, distinta da quella celtica, ma erano inseriti in una vasta rete di scambi, contatti e conoscenze che attraversava l’Europa dell’Età del Ferro. Nel Veneto sono inoltre documentate presenze e influenze celtiche, soprattutto tra il V e il III secolo a.C.
Questo legame con il territorio offre al Centro un punto di partenza concreto per approfondire le radici spirituali europee e per riscoprire la relazione con la terra, con gli antenati e con i cicli della natura.
Riferimento bibliografico
Tom Cowan, Il fuoco nella testa. Uno studio sullo sciamanismo celtico, Edizioni Crisalide.