Sono sul Monte Sacro qui a Roma. Il Monte Sacro è stato chiamato così perché, nel 494 a.C., ci fu una celebre rivolta dei plebei contro i patrizi: la cosiddetta secessione della plebe. In quell'occasione i plebei organizzarono una prima forma di sciopero generale, abbandonando la città, poiché si sentivano sfruttati, non ripagati e trattati ingiustamente dai patrizi, oltre ad essere oppressi dai debiti.
Per risolvere la crisi venne inviato l'ex console Menenio Agrippa, il quale convinse i plebei a rientrare a Roma. Egli ci riuscì attraverso il famoso apologo del corpo umano: spiegò che lo Stato romano era come un organismo in cui i patrizi rappresentavano lo stomaco e i plebei gli arti (le mani e i piedi). Se gli arti si rifiutavano di lavorare per nutrire lo stomaco, convinti che questo vivesse nel totale ozio, alla fine tutto il corpo – arti compresi – sarebbe deperito e morto. Questo discorso convinse i plebei a tornare, ma a un patto: l'istituzione dei tribuni della plebe, magistrati inviolabili che avessero il potere di porre il veto alle decisioni dei patrizi per difendere il popolo, garantendo così regole più vivibili.
Questo episodio è interessante perché oggi sembra che non siamo più capaci di fare rivolte di questo tipo. Al contrario, subiamo il predominio dei super ricchi del mondo, specialmente di coloro che gestiscono i media, i social network, i sistemi informativi dell'intelligenza artificiale e, ovviamente, l'intera finanza globale. Spesso sentiamo che non c'è modo di contrastare questa disuguaglianza che cresce giorno dopo giorno.
Questo scenario è influenzato anche dai social media e da una certa cultura odierna – e questa è una mia critica personale – che, spingendoci a un continuo lavoro individuale sulle nostre ferite e sulle problematiche del passato, finisce per non permetterci di rimanere nel presente per pretendere un futuro migliore. Il futuro si costruisce migliorando il presente. Credo quindi sia importante imparare da quei plebei dell'antica Roma a volere, ora e adesso, una vera giustizia sociale e una maggiore equità, che non sia solo economica ma legata al vivere globale.
Oggi la nostra società commette l'errore sistematico di dare troppo valore al denaro. In realtà si potrebbe vivere in maniera molto diversa, trovando modi per utilizzare meno i soldi e preservare una vita dignitosa, in salute, che soddisfi le esigenze personali. Purtroppo non riusciamo a vederlo: siamo accecati dal denaro, che offusca la nostra visione del futuro. Il presente non dovrebbe essere fatto solo di scambi commerciali, ma di benessere, di respirazione, alimentazione, relazioni, movimento e viaggi. Dovremmo alimentare la nostra anima attraverso il bisogno di esplorazione e di socialità: sono questi, infondo, i valori più importanti.
Questo parco è adesso dedicato a Simón Bolívar che, nel 1805, fece un giuramento proprio qui a Roma dicendo che avrebbe lottato in modo estremo, estenuante, per la libertà dei popoli. E fu lui poi che andò in Sud America e liberò Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù e Bolivia dal colonialismo spagnolo. E anche questo è una figura importante perché anche questo dimostra che possiamo fare la differenza anche rispetto ai poteri forti.
Abbiamo bisogno di nuovi sogni, di nuovi valori e di persone idealiste che abbiano una visione diversa del mondo, orientata non solo al profitto e al guadagno, ma al benessere dell'intero pianeta e non solo del popolo come specie umana, ma di tutto il popolo vivente che c'è qui sulla Terra: gli alberi, le piante, i fiori, i laghi e le montagne. Abbiamo bisogno di una visione di questo tipo.
La visione spirituale che vogliamo portare nello sciamanesimo, nel modo più originale e fondamentale, è che non dobbiamo rimpiangere il nostro passato o i nostri antenati, ma dobbiamo vivere nel presente per costruire il futuro. Quello che dicono tutti gli sciamani dei popoli nativi è che dobbiamo cambiare il nostro sogno, trasformando la visione di noi stessi in questo momento e nel domani. È a questo che mi riferivo parlando di idealismo: una visione per un pianeta diverso, in cui i valori siano profondamente differenti e diano importanza alle persone e a tutti gli esseri viventi che vi abitano.
Questo non è semplice oggi perché, soprattutto nelle pratiche spirituali, tendiamo a guardare al passato e agli errori dei nostri antenati; facciamo fatica a perdonare i nostri genitori e i nostri nonni. In realtà loro ci hanno condotto fin qui, e va bene così, ma adesso è nostra responsabilità cambiare la visione ed è nostra responsabilità iniziare un percorso nuovo su questa Terra. Non dobbiamo guardare indietro: dobbiamo solo sognare il nostro mondo, sapendo che è possibile farlo se ci focalizziamo su ciò che vogliamo veramente. Questo è lo sciamanesimo, questo significa portare l'intento nelle cose e nel mondo.
...È interessante perché, quando ho saputo che ero qui a fare un seminario di sciamanesimo vicino al Monte Sacro, pensavo che il Monte Sacro avesse quel nome perché era dedicato a delle divinità, cosa che credo succedesse spesso qui a Roma con gli antichi romani. Invece no: il Monte Sacro si chiama così proprio per il patto sacro che è stato fatto fra la plebe e i patrizi. Quindi, questo Monte Sacro è sacro per il valore sociale che ha generato.
E questo è importante: la sacralità non sta solo nel vedere o adorare Dio. La sacralità è nel vivere la quotidianità nel presente con equilibrio, con amore e con giustizia. Questo è il vero sacro.
Nello Ceccon
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