Questo capitolo è estratto dal libro “Viaggi Sciamanici” di Stefania Montagna, ed. Cerchio della Luna,
Verona – Copyright 2002
CAP. 18
di Stefania
Montagna
Un volantino in un
busta con scritto stampe mi è arrivato a casa, era stato mandato
dall’Accademia delle Scienze dell’Uomo, un’associazione culturale di Treviso.
Il volantino pubblicizzava
una camminata sul fuoco guidata da
Ho mostrato il volantino a Marco:
nessun dubbio, avremo partecipato senz’altro alla camminata.
Abbiamo
conosciuto Peggy al castello di Roncade, quella sera
c’erano circa cento persone, tutte pronte a camminare sul fuoco.
Peggy,
una donna di mezza età che trasmetteva un senso di forza e la leggerezza del
suo umorismo. Peggy ha fatto sedere tutti a
terra in un grande salone del castello ed ha iniziato
a raccontare storie riguardanti la sua vita per spiegarci com’è venuta a
contatto con
Peggy:
- La camminata sul fuoco permette di avere molto chiaro l’obbiettivo da
raggiungere, nel caso specifico: passare dall’altra parte superando
Peggy, prima della
camminata sul fuoco ha fatto provare a più persone: “la
rottura delle frecce con la gola”, in questa prova, veniva messa la punta della
freccia sulla gola e la parte terminale contro un pezzo di legno spesso tre
centimetri che veniva spinto verso la gola della persona che era sottoposta
alla prova, alla fine la freccia si spezzava. La tecnica era legata al respiro:
inspiro, espiro, inspiro, espiro; inspiro e rompo.
Una seconda prova è stata: “piegare la verga di ferro con la gola”; in questa prova, due
persone di fronte a circa tre metri di distanza, avevano puntato sulla gola
un’estremità della barra, iniziavano poi a respirare muovendo le braccia come
per volare: inspirando braccia aperte in alto, espirando braccia distese lungo
il corpo, dopo ave
In entrambe le prove, tutte le
persone che osservavano ripetevano la parola “puma” mantenendo il focus su chi
eseguiva la prova.
Dopo le prove delle frecce e della
barra con tutto il gruppo siamo andati a preparare il
fuoco. Abbiamo trasportato numerosi ceppi di legna, facevamo più strati tra
loro incrociati e con della carta di giornale nel
mezzo. La catasta di legna era pronta per essere bruciata, un
po’ d’alcool sulla carta, la fiammella di un accendino, ed ecco le fiamme
animarsi alte verso il cielo notturno, uno spettacolo incantevole, il fuoco era
vivo più che mai.
Si sono formate molte braci, Peggy e le sue aiutanti con rastrelli e pale hanno fatto un
corridoio di braci lungo circa cinque metri e largo tre,
ai lati la legna ancora bruciava.
Tutto era pronto, Peggy ci ha fatto prendere dalla sua borsa un pizzico
ciascuno di una miscela di erbe secche che gli Indiani
d’America offrono agli spiriti bruciandola nel fuoco ed esprimendo un
desiderio.
Una serie di fotografi era pronta
a scattare foto alle persone che passavano, ho aspettato che gli scatti
fotografici fossero terminati e mi sono preparata a
passare, mettendomi davanti alla passerella.
Il pizzico d’erba, l’ ho gettato
sulle braci esprimendo intensamente il desiderio di “guarire con questo fuoco”.
Il cuore mi batteva forte, ma s’è
calmato non appena ho iniziato a seguire il respiro, è seguita una grande calma e sicurezza: ho inspirato, espirato, inspirato,
espirato, inspirato e sono passata camminando tranquillamente, il calore delle
braci ardenti era piacevole, tutti gli altri gridavano: - Puma! puma! puma!
ecc.-
Ho ripetuto la camminata una
seconda volta dopo che i volontari del gruppo erano passati e le braci erano
state rinnovate.
Peggy ha poi proposto:
- Ora potete ballare sulle braci -, non mi pareva vero, la proposta mi ha attirata fortemente e così, ho ballato sulle braci, la notte
ed il fuoco danzavano con me, sono passata due volte danzando.
Peggy ha fatto
un’ultima proposta: - Passate sulle braci dicendo forte una parola per voi significativa.-
Eccomi all’ultimo passaggio, ho
gridato al centro della passerella la parola “gioia”.
Alla fine delle camminate ci siamo
presi per mano formando un grande cerchio restando in
silenzio assaporando l’esperienza, i piedi nudi sulla terra fredda stavano
divinamente; ho ringraziato il fuoco per la guarigione che mi aveva donato.
Nessuna vescica, sentivo solo un
calore profondo, i miei piedi erano felici, dicevano: - Grazie, avevamo bisogno
proprio di questo!.
Il calore, dai piedi si è diffuso in
tutto il corpo facendogli acquistare una nuova vitalità. Dopo la camminata, ho
sentito i miei occhi brillare, ho sentito il loro
splendore e lucentezza, il viso distendersi, rilassarsi e la pelle diventare
morbida e vellutata.
La sensazione di calore ai piedi è
durata piacevolmente per un paio di giorni.